L’accesso all’informazione sta divenendo una necessità sociale e culturale del nuovo ordine internazionale: con l’avvento dei Social Network possiamo affermare che la storica dicotomia tra la realtà virtuale (legata ad internet) e la realtà analogica non ha più senso di esistere, in quanto il reale e il virtuale sono intrinsecamente interconnessi a tal punto da poter parlare di “società aumentata”, così come la definisce Nathan Jurgenson, sociologo dei nuovi media presso l’Università di Maryland.

Proprio Jurgenson appena diventato direttore e sociologo della nuova rivista tecnologica di SnapchatReal Life ha voluto dare continuità al suo concetto di società aumentata, integrando il mondo della tecnologia e dell’uso politico che se ne fa, a partire dai grandi temi della privacy e del potere dei grandi nomi della web industry. 

Viviamo in un mondo, sostiene Jurgenson, in cui Facebook è sempre più reale e il nostro mondo materiale sempre più digitale. Viviamo in un mondo in cui le tecnologie sono diventate estensioni del nostro corpo, aumentandone le capacità sensoriali.” Jurgenson, si dichiara assolutamente contro la separazione dei concetti di reale e virtuale. Egli sostiene, in una prospettiva totalmente opposta, che reale e virtuale siano interconnessi al punto di poter parlare di una realtà aumentata. Per Jurgenson vedere il mondo fisico separato dal mondo digitale, prospettiva da lui chiamata Dualismo Digitale, è un vero e proprio pregiudizio e lo pone all’origine delle molte critiche mosse nei confronti di siti di social network come Facebook.

L’alternativa proposta da Jurgenson, che giustifica anche la sua vocazione verso un social network emergente come Snapchat, vede invece la nostra realtà quotidiana come tecnologica e organica, digitale e materiale insieme. Non esistono realtà materiali e digitali separate, come in The Matrix, bensì una sola realtà, composta da atomi e da bit. Allo stesso modo i nostri “” non sono separati in due distinti “primo” e “secondo” Sé, ma è invece un Sé aumentato.

Per il momento c’è solo da osservare come Nathan Jurgenson e il suo entourage di contributors riusciranno a montare l’impalcatura comunicativa che intende rompere quelli che ormai sembrano essere i “tradizionali” Facebook Methods.