Quello che è andato in onda ieri alle 6 PM di New York è solo il primo atto di uno spettacolo serale che vede come protagonista Donald Trump. Andrà avanti fino all’Election Day, ma non verrà trasmesso in televisione e tantomeno in radio. Passerà attraverso un unico canale: Facebook Live. Niente intermediazione, nessuno spazio all’interpretazione. Il messaggio è diretto e senza filtri. Ed è il nuovo mondo dei media, dove i giornalisti diventano anch’essi spettatori.

“Sappiamo tutti quanto sia forte la parzialità dei media. Questa modalità che abbiamo adottato è per lanciare il nostro messaggio agli elettori,” ha detto Boris Epshteyn – campaign advisory di Trump – a Wired in un’intervista. “Non ha niente a che fare con la Trump TV. Si tratta di utilizzare la tecnologia del 21 ° secolo e la comunicazione in un modo che è efficace”.

Ma Facebook toglie e Facebook dà. Se da un lato i nuovi strumenti permettono ai politici – e non solo – di bypassare lo spettro dei giornalisti di parte, vera spina nel fianco per l’accumulo di consensi, dall’altro il social network più importante al mondo ha lanciato una nuova funzione, soppiantando definitivamente Twitter e diventando il vero social dei giornalisti.

Nel suo ultimo tentativo di puntellare la sua credibilità come fonte legittima di informazioni, infatti, ha appena lanciato una serie di corsi gratuiti on-line rivolti a giornalisti che cercano di usare il social network per la raccolta di notizie e il reporting. “Editori e giornalisti di tutto il mondo hanno chiesto una singola destinazione, dove possono conoscere di Facebook prodotti, strumenti e servizi per l’impiego nel loro lavoro”, ha detto Aine Kerr – Manager of Journalism Partnerships di Facebook – in un comunicato stampa.

Secondo la pagina Facebook di media per i giornalisti, l’offerta di corsi si concentrerà su ciò che l’azienda chiama “i tre pilastri fondamentali del ciclo di notizie“:

  • la scoperta dei contenuti,
  • la creazione di storie
  • la costruzione di un pubblico.

Realizzato da Blueprint, il braccio di formazione globale di Facebook, il modulo di formazione è intitolato “Come i giornalisti possono utilizzare al meglio Facebook e Instagram“. Altri corsi sono invece su come usare Facebook Live, Video e foto 360 e Instant articles. “Ogni modulo contiene le best practices e le linee guida, ma chiama in causa anche grandi casi studio che ispireranno decine di migliaia di altri giornalisti”, ha spiegato Kerr.

Questa mossa di Facebook è solo l’ultima con la quale il colosso cerca di combattere la battaglia per la veridicità e la viralità dei contenuti condivisi dai suoi utenti, nel tentativo di scongiurare, in questo modo, le bufale che affollano il web. Oltre che mezzo attraverso il quale comunicare ed informare, adesso la creatura di Mark Zuckerberg funge anche da insegnante che si propone di formare i giornalisti del futuro.