PERUGIA – Cinque giorni in cui il mondo del giornalismo si è trasformato in una comunità. Un complesso di vitalità, professionalità e voglia di scrollarsi di dosso la crisi perversa che lo coinvolge. Questo è stato il mood che ha accompagnato la X edizione del Festival del Giornalismo che si è appena conclusa.

L’enorme portata di questa rassegna si riesce a comprendere meglio dai numeri: circa 60mila presenze, 259 eventi, 50mila tweet associati all’hashtag #ijf16, 170mila visite al sito web, 85 incontri con traduzione simultanea, 1850 camere in 5 giorni solo per l’organizzazione.

Se c’è una cosa che sancisce questo festival, è lo sbiadirsi sempre più della figura classica del giornalista, colui che agguantava la notizia, la confezionava e la propinava al pubblico. Oggi questi tre step sono profondamente cambiati, non nella forma ma nella sostanza, perché i mezzi che ha disposizione e la velocità a cui viaggiano le informazioni impongono cambi di direzione repentini. Il giornalista moderno diventa crossmediale, si immerge nell’infinito mondo dei Social Media, conosce i meccanismi dell’analisi dei dati, flirta con le frontiere dello structured journalism, ma soprattutto coinvolge le persone.

Hashtag NetworkUna nuova frontiera editoriale dunque, che ha visto il passaggio progressivo dallo storytelling all’infotelling. L’analisi dei dati e delle interazioni social sembrano infatti aver avuto un ruolo significativo sia all’interno dei panel organizzati che nell’intero flusso discorsivo legato alla diretta dell’evento.

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