Nel 2016, negli USA, il digital advertising supererà la TV in quanto ad investimenti raccolti. E’ quanto riporta uno studio di E-marketer e ripreso da Matthew Garrahan sul Financial Times di venerdi 24 giugno in un articolo dal titolo “Tearing up the creative process”.

La notizia dovrebbe far dormire sogni tranquilli alle media agency e ai digital adivertiser. Eppure, scrive Garrahan, “i media group stanno aprendo lentamente gli occhi ad un futuro capovolto e riformato da due tech companies: Google e Facebook”.

I due colossi statunitensi, nel 2015, hanno raccolto il 75% della spesa pubblicitaria globale, rosicando quote non sono agli altri player digitali ma anche alla carta stampata e alla TV. Pur con modelli di business differenti – il primo crede fermamente nel valore dell’intento dell’utente (riconosciuto attraverso le keywords) , il secondo, invece, insiste sull’identità (attraverso i profili personali), sia Google (con YouTube) che Facebook hanno scommesso sul live video (o video streaming) .

Mentre la funzione “Live” è già disponibile da mesi sul social network di Mark Zuckerberg , a breve sarà anche possibile andare in diretta attraverso l’applicazione MSQRD (acquisita lo scorso marzo) e programmare un live streaming per dare appuntamento più interattivo alla propria audience .

YoutTube non sta a guardare e insegue Facebook.

Al VidCon, conferenza statunitense sul video live, la piattaforma video di big G ha annunciato che, attraverso la propria applicazione mobile, i possessori di un canale YouTube potranno trasmettere dei video streaming in diretta.
La grossa differenza tra i due big player sta nell’immediatezza della produzione del contenuto: con Facebook qualsiasi utente può andare in diretta con il proprio profilo personale con la facilità con cui si pubblica un post; con YouTube, invece, è necessario seguire alcuni step:
• Chiedere ed ottenere la verifica di rispettabilità del proprio canale;
• Sbloccare la funzione live e creare contenuti con il Creator Studio, tool messo a disposizione da YouTube;
• Decidere se andare in diretta istantanea oppure programmare un evento live

Si tratta, tuttavia, di operazioni semplici da eseguire – almeno dal punto di vista tecnico – sia con YouTube che con Facebook. La difficoltà per i marketer e i brand risiede, invece, nella capacità di rimanere fedeli alla logica del “content is the king, distribution is the queen”. In altre parole, è necessario che i digital marketers, le agenzie creative o i brand stessi siano in grado di produrre contenuti di valore per la marca limitando al minimo l’incertezza della diretta e assicurare, al tempo stesso, delle KPI (Key Performance Indicator) prestabilite.
Inoltre, se è vero che nel business dell’advertising “money follows the eyeballs” (i soldi seguono le palle degli occhi), quali modelli di monetizzazione bisogna inseguire per il branded content live?

L’attuale CPV (Cost per View) – con tutte le sue declinazioni – è in grado di ottimizzare le performance anche di questa tipologia di video?
Gli interrogativi e i dubbi sono tanti e ne nasceranno ancora di nuovi. Spetterà agli operatori del settore trasformarli in delle opportunità.